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Palazzo Colonna-Marcucci (Castello di Olevano Romano)

Il Castello di Olevano Romano, restaurato con cura, unisce storia, arte e cultura in spazi medievali e rinascimentali, valorizzando un patrimonio unico.
© Sergio Gentili

Il Castello di Olevano Romano è un pregevole esempio di fortificazione medioevale che conserva quasi per intero strutture originarie, appena adattate alle esigenze abitative. L’elemento di maggior considerazione è un edificio dall’aspetto austero che si eleva su quattro livelli. Quest’ultimo fu prima benedettino, poi dei Colonna, che lo arricchirono in epoca rinascimentale, e quindi dei Borghese fino all’inizio del ‘900. Rimase da allora nella totale incuria e in condizioni d’abbandono, ridotto a poco più di un rudere pericolante, anche per il disinteresse delle istituzioni pubbliche che ne avevano rifiutato l’acquisizione. La famiglia Marcucci rilevò l’edificio a partire dalla metà degli anni ’70, riportandolo alla sua antica unità ed eseguendo il restauro conservativo e funzionale. Il Castello nel suo insieme, con le aree della corte, la cappella e la torre, vede oggi nel suo corpo centrale un prezioso esempio di gestione privata dei beni culturali.

 

Allestimento ed uso

Di particolare interesse l’allestimento degli interni operato dopo il restauro: le sale sono arredate secondo un naturale accumulo di epoche diverse ed ospitano oggetti di alto valore documentale e storico assieme ad opere d’arte antica e contemporanea. Si rivela così la rara perizia nella composizione di questi spazi prevedendone l’utilizzo in chiave espositiva e come sede di eventi culturali, nella realizzazione di un particolarissimo Luogo d’Arte.

 

La galleria delle scuderie

Si tratta di un’ampia galleria ricavata tra il piano nobile e il ripido pendio del colle. Un tempo sede delle scuderie, si presenta oggi come un vasto ambiente con pavimento in pietra calcarea, non più originale, ed un alto soffitto ligneo d’epoca. Già in questa prima sala è possibile notare la cura del restauro nell’evidenziare le murature alto-medievali e recuperare gli elementi naturali, come le grandi rocce aggettanti dalle pareti.

 

La sala degli archi

​​Un moderno passaggio aperto nella roccia è l’unico ingresso dall’interno all’area più antica della costruzione. Il restauro ha ridato a questa sala la sua armoniosa unità, rimuovendo il frazionamento in diverse cantine ingombre dai detriti dei crolli dei piani superiori. Lo spazio si mostra oggi come un suggestivo impianto ad archi ribassati, con tre archi che insistono al centro su un pilastro. L’analisi generale della struttura e della muratura condotta dal Prof. Corrado Venanzi e il ritrovamento di diverse nicchie durante i lavori di pulitura eseguiti e conclusi nel 2002 ad opera di Lorenzo Leonetti, consentono di ravvisare in essa una sala capitolare benedettina precedente all’anno mille, unica testimonianza della presenza dei monaci ad Olevano. Il restauro ha portato alla luce altri particolari interessanti per la storia dell’edificio, ristrutturato in epoca medioevale e rinascimentale: sull’architrave del portale d’ingresso è evidente un motivo decorativo ottenuto con la semplice alternanza del bianco calcare locale ad una pietra nera di diversa provenienza, esempio pressoché unico in zona. La stessa parete, un tempo di spina e poi divenuta perimetrale, presenta a destra dell’ingresso una splendida muratura altomedievale (rinforzata all’esterno) e a sinistra dello stesso un muro a sacco di rincalzo molto più recente. Sono visibili, tra l’altro, in questa sala uno scrivinpiedi con sgabello, un torchio da stampa per antifonari e un Cristo ligneo di area nordica, tutti tardo medioevali.

 

Maria: dall’arte popolare all’arte colta

La sala ospita attualmente una raccolta di quasi centocinquanta reperti che tracciano le linee della iconografia mariana nella devozione popolare, prescindendo da ogni catalogazione tradizionale: dalle Pietà medievali di ignoti artigiani laziali e lombardi alle splendide Addolorate vestite del Regno borbonico, manufatti di diverse epoche, materiali e stili accostati per narrare la figura della Madonna e la sua centralità nella cultura cattolica e nelle rappresentazioni della maternità. Un confronto tra arte colta e rari esempi d’arte popolare, raccolti in oltre quarant’anni di ricerche.

 

Il piano nobile

Risalendo dalla Sala degli Archi, un piccolo andito fa da introibo a quello che è divenuto nel corso del Rinascimento il piano nobile del Castello. Il vano ospita un tavolo basso di stile cinquecentesco di provenienza spagnola, con ingegnoso meccanismo di ribaltina e recante scolpita sul fronte la scena dell’Annunciazione. Alla parete una porpora stoffa gotica intessuta d’oro; di lato una piccola seggiola rinascimentale e la sua coeva preziosa custodia lignea, dipinta a calce a protezione dell’usura del tempo e degli spostamenti, a memoria di una apparizione miracolosa della Madonna.

 

La sala degli affreschi

NEMO ENIM EST TAM SENEX QUI NON PUTET ANU POSSE VIVERE
(Nessuno infatti è vecchio a tal punto da ritenere di non poter vivere ancora un anno. Cicerone: De Senectute, 1.24).

Il luogo delle meraviglie del Castello. Ancora ignoti i motivi che portarono in questa residenza, non tra le più imponenti dei Colonna, alla realizzazione di una simile sala. Forse davvero il solo piacere estetico e dell’aria. Il restauro del cassettonato del 1998 ad opera di Maximilian Leuthenmayer, riproducendo dai lacunari meglio conservati il modulo decorativo, ha ridonato allo spazio l’originale unità cromatica. Gli affreschi, per i quali si progetta il corretto e rigoroso restauro, rappresentano scene allegoriche con motivi del mito classico, alternate a figure che recano cartigli con motti in latino. Di fronte al camino è ben riconoscibile lo stemma dei Colonna; sotto l’aquila coronata di Carlo d’Asburgo, I di Spagna, V imperatore del Sacro Romano Impero, tra le iberiche Colonne d’Ercole e il motto PLUS ULTRA, sembrano datare l’opera al 1526-27, tempo dell’alleanza per il Sacco di Roma. Per l’attribuzione dei dipinti si indica il nome di Pietro Buonaccorsi, detto Perin del Vaga, allievo di Raffaello che partecipò in quegli anni ai lavori nelle Logge Vaticane ed in seguito affrescò il Palazzo Ducale voluto da Andrea Doria a Genova. La scialbatura oro delle pareti in basso è un rifacimento recente su tracce sottostanti, con terre ed ossidi minerali, fissata a latte.

 

L’arredo

Gli elementi d’arredo lasciano spazio a infinite suggestioni: un arazzo di fine seicento, della manifattura fiamminga di Oudenarde, con motivi naturalistici e cineserie; ricami sacri che ricreano fasti di liturgie solenni; infilati di madreperla che meritano di essere visti da vicino, almeno per onorare la smisurata pazienza delle suore pugliesi che nella clausura li confezionarono. Si capisce già da questa sala come il Castello ospiti un non detto museo della sedia, frutto di una passione del collezionare.

 

La sala del vento

Ricostruito per intero a causa dei crolli, lo spazio ospita una scultura monumentale dell’artista giapponese Tomonori Toyofuku dal titolo Ventus I, realizzata nel 1969 ed esposta ad Osaka nel 1970: un’ideale vela gonfiata sul mare increspato delle pianelle del pavimento montate al contrario.
In questa sala e lungo la grande scala che adduce ai piani superiori, è esposta parte della collezione d’arte contemporanea del castello. Molte le opere di importanti autori, tra i quali Shu Takahashi, Ettore Colla, Sergio Lombardo e Mario Schifano.

 

I piani superiori

Ancora interessato al restauro, il terzo livello verrà adibito a centro di documentazione sull’arte medievale e contemporanea. Presenta ambienti arredati in Stile Impero, omaggio ai soggiorni a Castello di Paolina Bonaparte sorella di Napoleone e moglie di Camillo Borghese, ultimo Signore di Olevano.

La Sala dei Mascheroni, ultimo restauro terminato nel 2013, si apre sulla loggia del Palazzo che guarda la chiesa di Corte e presenta un interessante pavimento in marmi antichi e moderni. Gli spazi accolgono l’Archivio Neppi, fondo librario (circa ventimila volumi di storia, filosofia, storia dell’arte e letteratura) ed archivistico della famiglia Neppi, originaria di Ferrara e titolare della casa editrice Taddei a partire dal 1914.

Una scala monumentale, opera di Nicola Carrino, reca al piano sottotetto che ospita gli appartamenti privati dei proprietari ed una significativa raccolta di arte popolare.

 

Il restauro

​​A metà degli anni 70, dopo la rapida approvazione al lavori da parte della Soprintendenza ai Monumenti del Lazio, nella burocratica attesa della concessioni ai lavori da parte del Comune, un crollo sopraggiunto danneggiò parte del cassettonato, esponendo gli affreschi ad una piovosa invernata. Si iniziò quindi l’opera di restauro sotto la direzione dell’ing. Montanari e la consulenza di Luigi Marcucci. Si collegarono le strutture portanti, i solai e il tetto, a salire dai piani inferiori e senza uso di ponteggi intermedi. Fin da questa fase il lavoro venne condotto rispettando appieno le tipologie esistenti ed integrando ove necessario, con tecniche e materiali idonei, di provenienza per lo più locale e con il controllo dell’Arch. Meli per la Soprintendenza. Il ridotto spessore delle mura della facciata d’ingresso ed alcuni spezzoni di muratura sulla stessa, dicono probabile che l’opera originaria potesse essere più ampia, assumendo una più marcata funzione difensiva e continuando l’infilata delle sale del piano nobile sulla porta di accesso alla corte. Secondo questi criteri e per ripristinare il passaggio attraverso un ingresso rimasto sospeso sul vuoto, alla fine degli anni 80 è stato rimesso in uso un ballatoio che ricompone anche in modo più adeguato l’accesso stesso a tutta l’area della rocca, attraverso la porta da sud. Nell’intervento sui manufatti originali, eseguito sempre in modo dichiaratamente visibile, si è evitato di incorrere in manierismi o falsate e personali interpretazioni: come esempio, le ormai perdute imposte delle porte sono state sostituite con elementi della stessa epoca, sempre segnalando la ricollocazione, talvolta attraverso riquadrature in ferro. Infine, sono state conservate le sette entrate dall’esterno per l’accesso ai vari piani, indice di come il Castello e la sua corte costituiscano un unicum architettonico. Per i collegamenti interni, non essendoci riferimenti certi ed evitare alterazioni, si è affidata ad artisti di valore la realizzazione di scale-sculture. Conclusa la parte statica si sono iniziati i lavori per la messa in ordine delle sale. Un lavoro meticoloso che ha complessivamente abbracciato finora circa 40 anni.

Testo © Olevano Romano – Guida alla visita (A cura dell’Associazione Culturale “Coriolano Belloni”)

Galleria

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Rocca di Olevano Romano
La Rocca di Olevano Romano, del XII secolo, fu una fortezza difensiva isolata con torre, cisterna e chiesa, integrata nel paesaggio calcareo.
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Dove
Piazza Luigi Marcucci
Olevano Romano
Orari di apertura
Sempre aperto
Modalità di accesso
Accesso consentito previa prenotazione
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