Arte e cultura a Olevano Romano

Olevano Romano, meta romantica per artisti europei, unisce natura, tradizione e cultura in un crocevia d’ispirazione e creatività unica.
Foto © Sergio Gentili

“Proprio ieri sono andato a scegliere il posto dove girare le ultime inquadrature di Accattone. Fuori Roma, verso le vallate e le montagne del Lazio meridionale e, precisamente, tra Subiaco e Olevano: ma era soprattutto su Olevano, che puntavo, come luogo dipinto da Corot. Ricordavo le sue montagne leggere e sfumate, campite come tanti riquadri di sublime, aerea garza contro il cielo dello stesso colore. Dovevo scegliere una vallata che, in un sogno di Accattone – verso la fine del film, poco prima del suo decesso – raffigurasse un corposo e rozzo paradiso.”

— Pier Paolo Pasolini

Basterebbe la suggestione pittorica di Pasolini per comprendere il ruolo di Olevano e del suo paesaggio nella storia dell’arte, a partire dalla pittura romantica. Un’evocazione ancora presente per chi si sveglia qui nelle mattine nebbiose, con la foschia che si alza dalla valle e lascia sospesi, abbarbicati su questo mare d’aria.

 

Olevano nella pittura romantica

La scoperta e la fortuna figurativa di Olevano sono legate intimamente al territorio che lo circonda. Gli artisti che soggiornavano a Roma nell’Ottocento, quando ormai l’esperienza del Grand Tour era diffusa e non più appannaggio dei soli aristocratici, iniziarono ad esplorare le colline circostanti e la campagna romana.
Questa ricerca di luoghi ancora incontaminati ed impervi, era sollecitata da un cambiamento nella concezione dell’opera d’arte che trovò le sue premesse teoriche ed estetiche nel Romanticismo, movimento nato in Germania verso la fine del 700. Questo proponeva un ritorno alla natura e all’immediatezza dell’espressione artistica, ponendo al centro della creazione l’autore. L’oggetto della pittura diventa intimo e vicino ma allo stesso tempo l’arte si fa viva espressione della vita quotidiana rappresentando scene di genere e costume. In questo contesto Olevano trovò una collocazione privilegiata e venne eletto come luogo ideale di ispirazione e studio: il susseguirsi di dorsali rocciose e scoscese, le dolci colline arrese alla mano dell’uomo, i fitti boschi di castagni e querce e il dispiegarsi dello sguardo sulla Valle del Sacco, suscitano l’interesse degli artisti provenienti, ancora oggi, soprattutto dal Nord e Centro Europa.

 

Le presenze artistiche più rilevanti

La produzione pittorica che trovò ispirazione nel paesaggio olevanese si delinea in molteplici interpretazioni, alcune ancora legate alle influenze classiciste, altre più vicine alla pittura di carattere religioso. È questo il caso del pittore Julius Schnorr von Carosfeld che nel 1821 soggiornò presso Casa Baldi. Per altri autori l’incontro con questo luogo si manifestò in un rinnovato interesse artistico per la pittura paesaggistica. Joseph Anton Koch, di origini austriache-tirolesi, fu una tra le personalità più eclettiche a frequentare Olevano: non fu lui a scoprirlo, come spesso si sostiene in quanto già altri, ad esempio Mechau, vi avevano disegnato. Attraverso Koch però prenderà vita lo scambio culturale tra gli artisti tedeschi ed Olevano. Tale legame si rafforza quando nel 1806 egli sposa una donna olevanese, Cassandra Ranaldi. Nei lavori di Koch il paesaggio assume un ruolo fondamentale, conferendo al rapporto tra uomo e natura una visione armonica. Egli farà propria la poetica del Paesaggio Eroico, rispetto alla quale sono i tratti della natura in sé stessi a conferire tensione emotiva alla realizzazione pittorica, annullando la presenza umana. Una delle sue opere più significative rimane Festa della Vendemmia ad Olevano: ispirata ad un luogo reale, la vigna del Belvedere, è uno dei segni dell’integrazione degli artisti con il luogo, anche nelle sue espressioni di vita più caratteristiche, dal quadro traspare la gioiosa e durevole ebbrezza prodotta da uno degli eventi annuali più felici per il popolo olevanese. Nell’estate del 1817 Carl Friedrich von Rumhor affidò a Koch, il giovane pittore Franz Horny, studente di Weimar giunto con lui a Roma dalla Germania. Questi rimase entusiasta di Olevano che divenne il suo luogo del riposo e delle amorevoli cure ricevute presso casa Baldi, poiché malato di tisi. Proprio nella lontananza da Roma quasi costretta, Horny elabora uno stile del tutto personale, in cui la riproduzione del reale diventa una suggestione sfumata, appena accennata ma insieme intensa. Predilesse l’acquerello rappresentando attraverso una linea morbida gli scorci, i volti e momenti di vita quotidiana.

 

La Villa Serpentara e Casa Baldi

Ancora oggi sono due punti di riferimento importanti nella storia dell’arte europea. Qui gli artisti internazionali hanno trovato l’ispirazione per le loro opere ormai da oltre duecento anni. La Serpentara è un’area silvestre situata sopra Olevano sulla strada per Bellegra, già Civitella. Il grande pittore francese Camille Corot, che soggiornò ad Olevano nel 1826-27 insieme a Thèodore D’Aligny, la definì “la foresta incantata”, trovandovi l’ambiente ideale per le sue opere. Questo bosco ha ispirato frotte di pittori provenienti da tutta Europa, e non solo. Qui Gustave Dorè sembra si ispirò per alcune delle sue celebri illustrazioni della Divina Commedia di Dante. Il luogo selvaggio, la varietà di motivi, l’incomparabile vista verso i monti che la circondano, gli alberi secolari, le rocce, l’affaccio verso Olevano e Civitella hanno portato a questo sito una fama che dura ancora oggi.
Peter J. Galassi, già curatore al MOMA di New York, nel suo libro del 1994 Corot in Italia ha scritto: “La Serpentara non era una località in senso stretto; era piuttosto un sito naturale molto pittoresco. Il suo fascino doveva tutto all’arte e nulla alla storia; ciononostante nel breve arco di un ventennio la sua immagine figurative era diventata autorevole ed indelebile quanto la più veneranda veduta di Roma”.
Nel 1873 il querceto della Serpentara era destinato dai suoi proprietari al taglio, per farne traversine ferroviarie. Grazie all’iniziativa del pittore tedesco Edmund Kanoldt, tra gli artisti di tutte le nazioni furono raccolti fondi sufficienti ad acquistare l’intera proprietà del bosco.
Successivamente la proprietà venne destinata all’Accademia delle Arti di Berlino. Nel 1905 lo scultore Heinrich Gerhardt costruì una piccola casa in un terreno attiguo di sua proprietà, destinandola ad ospitare gli artisti tedeschi di passaggio ad Olevano. Dal 1961 l’Accademia delle Arti di Berlino finanzia borse di studio per gli artisti berlinesi che così possono soggiornare tre mesi presso Villa Serpentara.
Casa Baldi, edificata nel 1784 dal Cardinale Scipione Borghese come residenza estiva, venne trasformata dai coniugi Giuseppe e Costanti-na Baldi in una locanda all’inizio del XIX secolo.
Frequentata da molti artisti internazionali era ​​ben conosciuta negli ambienti culturali romani, tanto da essere considerata “una sorta di Caffè Greco fuori le mura”, sempre da “Corot in Italia” di P. Galassi. Gli artisti europei vi soggiornavano non soltanto per la straordinaria ed irripetibile posizione, ma per l’affabilità dei Baldi e la cordialità della gente del luogo. Celebre il Commiato da Olevano di Joseph Von Scheffel, che qui scrisse pagine del suo celeberrimo “Gaudeamus”. Friedrick Noack nel suo libro “Italiensches Skizzenbuch-
ch” così ebbe a scrivere di Casa Baldi: “Pochi luoghi dell’Italia centrale sono legati con la vita artistica tedesca come la parte dei monti Simbruini, il cui punto centrale è rappresentato da Olevano”.
Negli anni trenta Casa Baldi venne acquistata dallo Stato tedesco e ancora oggi è sede di due borse di studio trimestrali per artisti provenienti da tutta la Germania, come dependance olevanese dell’Accademia tedesca di Villa Massimo di Roma.

 

Il museo

Istituito presso Villa De Pisa nel 1997 come museo comunale su iniziativa dell’Associazione Amici del Museo di Olevano Romano (AMO)-onlus, che lo gestisce per convenzione con il Comune dalla sua fondazione, a partire dal maggio del 2014 il museo è entrato nell’Organizzazione Museale Regionale (OMR) del Lazio e fa parte del Sistema Museale Territoriale Pre.Gio.
Si designa come luogo che recupera e valorizza attraverso attività espositive e di pubblicistica, la tradizione pittorica ed artistica di circa 300 anni. Inoltre si caratterizza come laboratorio aperto all’arte contemporanea, mantenendo vivo il contatto con gli artisti che si interessano ad Olevano, come i borsisti tedeschi presso Casa Baldi e la Serpentara, con la produzione di mostre personali e l’apertura degli atelier.
Costituitasi nel 1989, l’AMO-onlus vanta una collezione d’arte internazionale unica nel Lazio ​​che rappresenta un segmento originale della storia dell’arte europea dalla fine del ‘700 fino ai nostri giorni, dal romanticismo all’arte contemporanea, dall’arte moderna all’informale, dalle grafiche e i disegni alle installazioni. Nel museo sono raccolte e custodite oltre duemila opere tra oli, acquarelli, disegni, bozzetti, incisioni e sculture, gran parte delle quali appartenenti alla Collezione AMO. Tra le mostre organizzate dall’AMO vale ricordare Gli artisti romantici tedeschi del primo ottocento a Olevano Romano (1997), Artisti Danesi in Olevano negli ultimi 50 anni (2008), Artisti europei in Olevano e nella terra degli Equi (2009), le tre edizioni di Carta in gioco, pagine d’arte contemporanea (2012, 2015).

 

Villa De Pisa

La villa, già della famiglia De Pisa poi acquista dal Comune alla fine degli anni ’80, è situata in zona centrale ma al tempo della sua costruzione – inizio del secolo XX – era esterna al nucleo storico. Si presenta con la sua caratteristica Torretta come un locale esempio di architettura neo-gotica.
Il valore ambientale di questa parte del territorio olevanese è testimoniato da un Decreto ministeriale del 1956, fortemente promosso da Coriolano Belloni, che includeva viale V. Veneto, via Roma e i terreni sottostanti, le località della Serpentara e Casa Baldi tra i luoghi da sottoporre alla tutela paesaggistica in quanto di notevole interesse pubblico costituendo nel loro insieme “… un quadro naturale di pittoresca bellezza panoramica, ed inoltre […] formano un continuo belvedere accessibile al pubblico dal quale si gode la visuale di un caratteristico paesaggio”. In seguito all’acquisto la Villa ha subito un drastico intervento di restauro, evidente ad esempio nella scelta di riquadratura degli infissi originariamente arcuati, assieme alla perdita di molti elementi decorativi e di arredo.
Come segno del ripristino e riutilizzo della Villa a finalità artistiche, l’ingresso si apre in una sala che ospita un affresco a campi cromatici dal titolo Orna, realizzato nel 1992 da Regine Schumann, artista tedesca contemporanea.
Le altre sale ospitano mostre temporanee o permanenti, tra le quali la Donazione Hindorf e la Donazione Wünsche. Tra le opere di rilievo tutte le 20 incisioni originali di J.A. Koch “Vedute Romane” del 1810, anche queste in esposizione permanente, unico caso tra i musei che possiedono esemplari di questa nota serie frutto, con i relativi rami da stampa, di una donazione del 1999 da parte degli eredi Koch.

 

Accoglienza dei pittori romantici

​​I luoghi che ad Olevano accolsero gli artisti stranieri non sono soltanto lo spazio fisico in cui si compì uno scambio bellissimo, quello tra la virtù degli abitanti e il gusto degli ospiti. Essi rappresentano anche preziosi centri di ritrovo, talora veri e propri fulcri di vita culturale, che stupiscono per la loro marginalità, per il loro essere periferico rispetto ad una evoluzione delle idee, che solitamente segue un processo più “‘cittadino”.
Oltre ai coniugi Baldi già ricordati, questa cordiale ospitalità fu portata avanti dai proprietari di molti affittacamere e locande — all’inizio del 900 erano ancora circa 40 — e dai signori Zonnino che gestirono il rinomato Albergo Roma dal 1870. Altro esempio famoso è il caso della Famiglia Pra-tesi, che nella casa al civico 53 dell’attuale via Garibaldi, albergò persino Camille Corot. Ancor’oggi peraltro, quella stessa licenza amministrativa consente ai Signori Carlini di ricevere nell’omonima trattoria i turisti di passaggio ad Olevano. Altre volte gli stessi ospiti forestieri e stranieri facevano di Olevano la loro patria d’elezione, promuovendo veri cenacoli e sodalizi artistici: questo il caso di Edward Falkner Murphy, dei coniugi Emanuel e Sophie Fohn, dei coniugi Angelo e Olga Resnevi Signorelli, o di Demetrio
Bonuglia, biografo ed ospite del pittore ferrarese Filippo De Pisis.

 

La demoralizzazione dei costumi

Per comprendere appieno il senso dell’incontro fra la popolazione di Olevano e gli artisti stranieri dei primi anni dell’ 800, dovremmo provare a calarci non solo nelle strutture sociali del Lazio pontificio ma soprattutto nel clima intellettuale dell’epoca. Comunemente considerato anacronistico rispetto ai canoni vigenti nel resto d’Europa, esso venne per gradi a svecchiarsi, anche ad opera della decisa accoglienza riservata ai pittori e agli scrittori d’ambiente romantico. Ancora una volta, l’evoluzione culturale precorse la situazione storica, favorendo, proprio in queste terre, un’inedita convivenza popolare. L’immaturità delle istituzioni politiche, tuttavia, fu tale da guardare con sospetto l’arrivo degli “‘esteri”‘ e, nell’estate del 1835, le autorità poliziesche iniziarono a redigere appositi rapporti nei quali si deprecava la “demoralizzazione” di quanti entravano in contatto con gli ospiti stranieri. A noi, estimatori purissimi delle donne che si denudavano di fronte alle tele e degli uomini propensi ai festini notturni, sembra invece che il modo più simpatico per ricordare i “costumi dissipati” dei nostri predecessori, sia quello di rispolverare l’invidia che, nei confronti degli olevanesi, pare nutrissero gli abitanti dei paesi vicini. Ma anche per poter entrare in contatto, così naturalmente, con suggestioni artistiche da tutto il mondo. Cosa che speriamo possa farsi ancora oggi ed in futuro.

 

© Olevano Romano – Guida alla visita (A cura dell’Associazione Culturale “Coriolano Belloni”)