Storia di Olevano Romano

Olevano Romano, di origini antichissime, conserva un ricco patrimonio storico e culturale, tra tracce equi, romane e medievali.
Foto © Sergio Gentili

Olevano dall’etimo incerto

La controversia sull’origine del nome Olevano è antica e ancora irrisolta. A lungo ed erroneamente attribuita alla rigogliosa presenza degli olivi in queste zone, essa può essere ricercata in ulteriori interpretazioni. Una riguarda, ad esempio, la famiglia degli Olibria, tra le più antiche di Roma, la stessa che introdusse ad Olevano il culto a Santa Margherita. Fu infatti un appartenente a questa stirpe a macchiarsi della decapitazione della giovane, la quale rifiutò di disconoscere la sua fede per sposarlo. Un’ipotesi più accreditata fa invece provenire il nome da Olibanum, voce latina per “incenso”, modo comune col quale nell’Alto Medioevo si identificavano quei fondi assegnati alla Chiesa per provvedere alle spese dell’incenso.

Gli Equi

Le origini di Olevano sono evidenti nei grandi blocchi di pietra che fanno ancora da poderosa base all’abitato medievale e che rappresentano uno dei pochi segni di una tipologia difensiva databile intorno al V-IV sec. a.C.. L’edificazione delle mura poligonali è forse attribuibile agli Equi, popolazione appartenente al ceppo linguistico osco-umbro che occupò un territorio compreso tra la Valle del Salto, la Valle dell’Aniene e la Valle del Sacco. Prediligendo le alture e ricavando dalla morfologia del territorio una naturale barriera inespugnabile, essi svilupparono una rete di insediamenti dotata di sistemi di segnalazione a vista detti oppida. Questi venivano utilizzati in caso di attacco per ospitare la popolazione sparsa nei territori circostanti; non avevano pertanto una funzionalità abitativa stabile. Olevano si distingueva, considerando le dimensioni del suo impianto, anche per una funzione urbana.

La discesa a valle: il processo di romanizzazione

Dopo la sconfitta degli Equi da parte dei Romani il territorio venne riorganizzato secondo i criteri di un’economia basata sullo sfruttamento agricolo, specie delle aree pianeggianti. Ai rilievi difensivi si sostituirono già dal I sec. a. C. gli insediamenti a Ville rurali. Nonostante il progressivo abbandono del suo impianto originario, il territorio continuò fino alla tarda età imperiale ad essere un luogo di ​​centrale importanza, in virtù della posizione cruciale che esso aveva rispetto alle vie consolari, e per il solido collegamento con interessanti aree commerciali come la Valle dell’Aniene. A menzione dei molti insediamenti romani rimangono ancora i nomi attuali di alcuni luoghi rurali quali: il Lanetto, Villa Magna, Pretore, Colle Oppio.

Il busto di Attis e l’Erma di Apollo

Il Busto di Attis e l’Erma di Apollo risalenti al Il sec. d.C., sono stati ritrovati in località Lanetto, durante la costruzione del metanodotto, nei primi anni ’80. Il culto di Attis, mitico figlio e sacerdote della dea Cibele, in origine presente soltanto in Frigia (Asia Minore), si diffuse prima in Grecia, per poi espandersi nel 204 a.C. anche a Roma. Ucciso dalla madre, Attis diventa il simbolo del ciclo continuo di vita e morte; reinterpretato e fatto proprio dalla cultura contadina; esso viene associato al ciclo delle fasi naturali della vegetazione. Il busto marmoreo, alto circa 90 cm, si caratterizza per il particolare berretto frigio e la fluente capigliatura che si allunga fino al collo e copre le spalle, avvolte in un mantello. Le Erme in origine erano delle colonne quadrate alla cui sommità veniva posta la testa di Hermes, Mercurio, divinità feconda e protettrice dei viaggiatori, collocate nelle piazze ed in genere nei luoghi pubblici. Esse persero nel tempo la loro funzione sacra e divennero elementi d’ornamento per le dimore private. L’Erma di Apollo rinvenuta ad Olevano presenta il retro piatto, benchè originariamente bifronte, probabilmente completata con una seconda testa identificabile con Hermes, in quanto le due divinità venivano spesso associate nella raffigurazione. L’ipotesi è stata avvalorata dal ritrovamento nello Stadio Panatenaico di Atene, di Erme raffiguranti da un lato Apollo, della stessa tipologia di quello olevanese, e dall’altro Hermes.
Di rilievo storico sono tra l’altro le iscrizioni provenienti dalla vicina località di Villa Magna, che menzionano un Phosphorus, liberto di Augusto, e Tiberio Claudio Liviano, prefetto del pretorio durante l’impero di Traiano. Questi, e molti altri reperti, testimoniano come tali zone, per la loro piacevolezza climatica resa ancora più attraente dall’abbondanza di acqua, fossero probabili luoghi di villeggiatura.

Storia medioevale e moderna

Prima di diventare feudo Olevano apparteneva al monastero benedettino di Subiaco; risulta infatti tra i territori donati dal senatore romano Tertullo, che li acquisì dalla famiglia Olibria. Nel periodo medioevale si verificò un graduale ritorno all’impianto della preesistente arce, edificata dagli Equi per scopi difensivi. Il fundum di Olevano fu acquistato dai Colonna nella metà del XIII secolo.
In un atto di vendita del 1232 è indicato Oddone Colonna come dominus Olibani e per la prima volta viene riportata l’indicazione di castrum che lo designa come luogo fortificato. Le vicende della famiglia Colonna si caratterizzarono per le lunghe lotte tra papato ed impero.
Nonostante ad alcuni membri della famiglia vennero attribuiti titoli ecclesiastici, fino all’elezione nel 1417 di Oddone come papa Martino V, i Colonna furono spesso avversi alla politica della chiesa, arrivando a schierarsi con Carlo V e a prendere parte al sacco di Roma. Sconosciute le ragioni per le quali agli inizi del 1300, Olevano venne ceduto al Comune di Roma, anche se i Colonna continuarono a conservarvi cospicui beni. Nel 1400 un ulteriore passaggio di giurisdizione designò gli Orsini come vicari i quali tennero questa carica per circa nove anni. Nel 1614 Olevano fu venduto al Cardinale Scipione Borghese, mantenendo fino all’avvento della famiglia Vannutelli, la sua attribuzione di possedimento signorile. Continuava quindi una forma di feudalità minore che traeva dal territorio le risorse finanziarie per sostenere la dispendiosa vita urbana, e quant’altro competesse alla gestione nobiliare, attraverso la pratica delle corrisposte sui terreni coltivati.
Questa società si sgretolò a partire dalla fine dell’800 quando si sviluppò un movimento contadino di rivendicazione degli usi civici, che aveva come obiettivo l’appropriazione e la divisione della Selva Bagnaia, avvenuta nei primi decenni del ‘900.
La Il Guerra Mondiale tra il 1943 e 1944 ha portato ad Olevano bombardamenti, guerra partigiana ed eccidi nazisti. La città ed i cittadini di Olevano si sono distinti ospitando centinaia di ebrei romani durante l’occupazione nazista di Roma, essendo per questo annoverati tra i Giusti delle Nazioni a Gerusalemme (famiglia Agapito ed Assunta Milana) e presso il costituendo museo della Shoah a Roma.

Civital Ferentinello Minor, Belvedere, Pusano

La storia di un potere scomparso, forse anche di un vero centro urbano, e quella di Ferentinello Minor. Citato la prima volta in un documento della seconda metà del VIII secolo durante il pontificato di Adriano 1, per il restauro di una chiesa presso Genazzano titolata a S. Sabina. Continua a comparire in atti di vendita, atti di privilegio papali ed elenchi di beni abaziali benedettini, ricchi di toponimi a volte ancora in uso. Scompare nel XII secolo confuso con qualche villa romana attorno alla quale forse era sorto. Nella vasta area delle Campania suburbicaria tra Roma e il Garigliano, il suo territorio era compreso tra le diocesi di Palestrina, Anagni, Trevi e l’abbazia di Subiaco, corrispondendo pressappoco agli attuali comuni di Olevano, parte di Genazzano e S. Vito, Bellegra, Roiate, Affile ed Arcinazzo. I quattro secoli della sua storia furono densi di avvenimenti: la distruzione del monastero sublacense ad opera dei Saraceni intorno all’850; i fenomeni sociali prima dell’anno mille che portarono al ripopolamento delle campagne, quando i vari fundi nel territorio vennero chiamati case e casali: l’incastellamento dopo il mille che vide la nascita dei vari castra per necessità di difesa ma anche per il vantaggio dei nobili e il miglior controllo della popolazione. Questo fu il declino di Ferentinello Minor che lasciò la scena, nel territorio olevanese, ai castra di Olevanum, Belvedere e Pusano.
Di quest’ultimo si cercano oggi i resti, avendo individuato il suo sito su, in pianoro pozzolanico, tagliato ad arte dal terreno circostante per miglior difesa. Un’interessante area che presenta anche un antico cimitero palen cristiano. ed iscrizioni rinvenute sia in Pusano che sui loculi, parlano di una antica storia comune della gens Rufina. Solo successivamente, e seconca vicende non chiare, Belvedere e Pusano passarono al controllo del casto di Olevano, la loro dipendenza stabilita poi negli Statuta.

Statuta Olibani

​​Le mura ed i paesaggi medievali non avrebbero avuto un senso completo se i loro creatori non si fossero nel contempo dedicati ad un’attività normativa imponente, di difficile rintracciabilità persino in epoche più recenti. Nel 1364, anche la comunità olevanese con l’emanazione degli Statuta Olibani. che saranno riformati nel 1430 e nel 1581, seppe dotarsi di una prima dimensione legislativa. I 140 capitoli di cui la raccolta si compone sono un corpo di leggi che in un unico patto caparbiamente lega tutti gli aspetti della vita pubblica, pervenendo altresì ad una tacita regolazione del particulare privato: norme giuridiche di diritto civile, di diritto penale, di diritto amministrativo e di regolamentazione urbana intervengono a rendere più giusto e chiaro il modus vivendi del cittadino del tempo. Se un’immediata chiave di lettura della storia locale può essere rinvenuta nell’assetto delle strade, nella forma delle piazze e, più in generale, nel verso operoso di una vanga presente in ogni casa del borgo, senza dubbio gli Statuta rappresentano la sintesi sublime di quell’unità, anche ideale, che fu poi la linfa creativa per il futuro sviluppo di Olevano.

© Olevano Romano – Guida alla visita (A cura dell’Associazione Culturale “Coriolano Belloni”)