La piccola chiesa compare sullo sfondo della piazza a completare l’assetto unitario della corte. In origine oratorio nobile, solo in seguito venne aperta al culto popolare, ed ancora oggi viene frequentata di rado, in particolare durante le celebrazioni della festa dedicata alla Madonna dell’8 Settembre. La struttura della chiesa presenta un unico ambiente, con una angusta sacrestia laterale; l’arredo liturgico è povero ed essenziale. La pavimentazione è stata sostituita da pochi anni, a testimoniare un gusto per il rustico inopportuno, che confonde un finto cotto con la sacralità medievale.
Gli affreschi dell’abside, risalenti probabilmente al tardo quattrocento e di autore ignoto, rappresentano al centro una Madonna con Bambino tra due santi. Ai lati vengono invece raffigurate S. Caterina di Alessandria, che secondo l’iconografia classica regge la ruota del martirio e, nella piena tradizione benedettina, S. Anatolia con serpente e palma, festeggiata come protettrice dei Nomadi nel vicino Gerano, le cui spoglie si trovano nell’abazia di S. Scolastica a Subiaco. Il catino è decorato con motivi floreali e nella lunetta destra del timpano è rappresentata la scena dell’Annunciazione.
Lavori di restauro recenti hanno messo in luce sul lato sinistro una particolarissima Trinità in Deposizione di autore ignoto, databile al 500: il Figlio sulle ginocchia del Padre, in aria lo Spirito Santo in forma di colomba. Più avanti, indietro nel tempo con datazione tra il X e il XIII sec., delle figure bizantineggianti tra cui si intravede un guerriero con serpente (S. Giorgio, S. Michele Arcangelo o forse S. Audace, il milite romano legato in martirio e nella tomba a S. Anatolia?) ed una figura in trono riccamente vestita. A testimoniare la devozione popolare rimangono conservati nelle vetrinette gli ex-voto, per lo più monili in corallo, accompagnati da parole di riconoscenza per la grazia ricevuta.