Lungo il lato destro della chiesa di S. Margherita si percorre Via della Rocca, che conduce verso la parte alta del centro storico. Tale incursione nel borgo e nel tempo ci porta a ripensare a questo luogo com’era in passato, quando si saliva su ampie scale di sampietrini, fluenti ed ondeggianti come il corpo delle donne che trasportavano acqua nelle conche, poggiate in modo accorto sulla testa. Quando i segni della nostra contemporaneità non erano presenti, tanto meno ingombranti come lo sono ora: perché si decida di adeguarsi ai tempi invece che preservare, non staremo qui a dire, preferendo dar diletto e allora… indiscusse protagoniste rimangono le pietre, accostate sapientemente nelle mura medievali e trasportate fino in cima – come si vedrà arrivati alla rocca – sulla torre quasi al cielo, a dominio del paesaggio circostante. In questo impianto architettonico, semplice e funzionale, gli elementi decorativi sono pochi, ma un’osservazione attenta sarà ripagata dalla scoperta di alcuni rari esempi.
Bifore, palazzi e minime meraviglie
Lungo Via della Rocca, all’altezza di Via della Corda, alzando lo sguardo verso l’edificio sulla destra, si può, infatti, ammirare una splendida bifora. Realizzata probabilmente con una pietra locale, di conformazione argillosa e sedimentaria che ad Olevano suole indicarsi in modo inesatto come tufo, e presenta degli elaborati motivi ornamentali. Fermandosi all’incirca a poco più della metà della strada, per riprendere fiato, si troverà un palazzotto medievale a due piani, certamente nobile, che si distingue dalle case intorno per la sua postura composta ed essenziale. Poco più in alto, in prossimità della corte, appare, invece, la Casa Danese riconoscibile dalla targa al lato dell’ingresso, un tempo casa di William Zoega, giornalista ed animatore della cultura danese fin dagli anni ’30.
Breve storia di una pia contraffazione
Durante il periodo dell’occupazione francese, dal 1813 al 1815, in questa via malgrado i documenti storici non ne attestino la precisa collocazione, era situato presso uno stabile appartenente alla Confraternita della Madonna, un ospedale per gli infermi del paese; esso venne allestito per salvare gli averi della compagnia dagli occupanti, i quali risparmiavano dal saccheggio solo i beni impiegati per aiutare i poveri. Così la struttura funzionò per pochi anni, ovverosia fino a quando le truppe francesi non lasciarono il paese.