Lungo la salita, al primo incrocio importante – l’antica piazza Padella, oggi più nota come Piazza Pisciotta – vien voglia di tirare i dadi: a dispetto infatti di un’architettura pulita, spoglia di eloquenti elementi decorativi, ogni direzione merita d’esser percorsa. A cominciare dallo slargo, su cui s’al-faccia un ballatoio ligneo di secolare fattezza e si ritrova, addossata al muro di sinistra, una fontana in ferro del 1932, pressoché presente in tutti gli spiazzi del centro storico.
Sbucano, quindi, quasi fossero occhi indiscreti, finestre e porte – soglie ed imposte dappertutto – per serbare il ricordo di una vita comune e condivisa, come l’eco dei passi o l’aroma dei cibi. Siamo, evidentemente, di fronte ad un’articolata, ma ben congegnata, idea di aggregazione urbana: qui si fondono cioè in una sintesi esemplare, la necessità della difesa con la povertà dell’abitare, la fatica. del salire quotidiano con l’assoluto rispetto del luogo.