S. Margherita appare di colpo dopo alcuni passi stretti in Via della Chiesa. La sua storia, come pure quella di molti altri luoghi sacri dell’area romana, si mescola con le vicende di un preesistente tempio paleocristiano, situato nei basamenti dell’attuale costruzione. D’origine, dunque, antichissima, la prima parrocchia d’Olevano poco o nulla conserva dell’iniziale struttura. Molteplici i rinnovamenti cui lo stabile è stato sottoposto nei secoli. L’odierna configurazione risale ai lavori di restauro intrapresi tra la fine dell’800 ed i primi anni del 900 quando, a causa di un fulmine che nel 1879 distrusse la cuspide del campanile e danneggiò la facciata, l’intera chiesa venne riedificata dall’architetto Costantino Sneider, dei Sacri Palazzi Apostolici.
L’interno della chiesa
Sei ampie arcate, rette da colonne a base quadrata, separano le due navate che contraddistinguono la pianta interna dell’edificio. La navata laterale a sinistra, presenta una tela con S. Rita in Preghiera, di Sofie Fohn, donata dall’Avv. Giuseppe Sales nel 1936 e termina con la Cappella del Sacramento, fornita di volta ed ornata, sulle pareti, con affreschi che riproducono le scene della Crocifissione e dell’Ultima Cena, mentre la navata principale, presenta sulla destra cinque piccoli altari, alcuni dei quali di fattura cinquecentesca.
Una semplice balaustra di marmo – secondo la tradizione orale proveniente da Pusano – interviene a delimitare lo spazio del coro. L’altare centrale, anch’esso con cupola, custodisce fin dal 1680, 1 corpo del co-patrono S. Vittore, e ai lati il pittore romano Silvio Garimberti illustra nel 1907 due tratti della vita della Santa patrona, ispirandosi – si dice – ad una donna olevanese realmente visse-ta. Particolare valore, sempre sul presbiterio, riveste il bel tabernacolo ligneo settecentesco, posto al centro della mensa sacra. Correda il complesso il soffitto a cassettoni della navata principale, da cui sporge nel mezzo la statua lignea policroma raffigurante S. Margherita.
I misteri…senza gaudio
Nei ricordi degli olevanesi la chiesa patronale riaffiora soprattutto per le suggestive cappelle, presenti un tempo dove oggi hanno posto gli altari laterali. Molti hanno visto celebrare il proprio matrimonio tra le colonne delle piccole tavole liturgiche. Nel congedare questa breve descrizione, vorremmo, pertanto, portare alla luce quanto affermato nelle memorie manoscritte di Don Giovanni Rocchi, arciprete in Olevano tra il 1812 ed il 1847.
Secondo la ricostruzione del parroco, per acquistare indulgenze conformemente a quanto stabilito da una bolla pontificia del tempo, fece dipingere dal “pittore figurista Signor Francesco tedesco le di cui ceneri esistono sotto la lapide in marmo che trovasi nel pavimento della chiesa di S. Rocco” [ossia da Franz Theobald Horny] 15 tavolette rotonde rappresentanti i sacri misteri del Rosario che vennero poste sulle colonne dell’allora esistente cappella della Madonna del Rosario, in sostituzione di quelle realizzate in epoca rinascimentale da Mastro Oliviero di Ponza.
Di simili meraviglie, Olevano non serba più traccia, ed in generale davvero eccessivi risultano essere i manufatti, molti di pregio, scomparsi tra l’indolenza collettiva.